Le imprese cercano persone, le persone cercano lavoro, ma le competenze non combaciano. I dati Excelsior e il ruolo della formazione nel colmare il divario.
Si chiama mismatch di competenze: le imprese cercano persone, le persone cercano lavoro, eppure non si trovano. Non per mancanza di candidati, ma perché le competenze disponibili non combaciano con quelle richieste.
È uno dei problemi più costosi del mercato del lavoro di oggi, per le imprese e per le persone. Vediamo cosa dicono i dati, quali competenze cercano le imprese e cosa può fare un’azienda per colmare il divario.
Cos’è il mismatch di competenze
Il mismatch di competenze è la distanza tra le competenze che il mercato del lavoro richiede e quelle che le persone hanno.
Può riguardare chi cerca lavoro, che non ha le competenze per le posizioni aperte. Ma riguarda anche chi un lavoro ce l’ha già: persone che svolgono un ruolo cambiato nel tempo e che non hanno avuto modo di aggiornarsi.
Per un’impresa il risultato è lo stesso: posizioni difficili da coprire, persone che lavorano sotto il loro potenziale, progetti che rallentano.
Quanto pesa il mismatch di competenze in Italia
Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, nel 2024 il 31,2% delle assunzioni è di difficile reperimento per mancanza di competenze adeguate. Nel 2019 era il 12,6%.
In cinque anni il disallineamento è quasi triplicato. Significa che quasi un’assunzione su tre si scontra con candidati che non hanno le competenze richieste.
Le competenze più richieste dalle imprese
Dai dati Excelsior emergono tre grandi famiglie di competenze:
Competenze trasversali
Problem solving, comunicazione, lavoro di squadra, adattabilità. Sono richieste in quasi tutti i ruoli, compresi quelli tecnici. Un tecnico che sa spiegare un problema al cliente, un capo reparto che sa gestire un conflitto, un impiegato che sa organizzare il proprio lavoro: sono competenze che fanno la differenza ogni giorno.
Competenze digitali
Oltre il 60% delle posizioni aperte le richiede già come base, non come specializzazione. Non si parla solo di programmatori: usare bene i gestionali, i fogli di calcolo, gli strumenti di collaborazione e, sempre di più, l’intelligenza artificiale è diventato un requisito di molti ruoli.
Competenze green
Sostenibilità e tecnologie green sono in forte crescita, anche fuori dai settori tradizionalmente legati all’ambiente. Riguardano la gestione dei consumi, dei materiali, dei rifiuti e la conoscenza delle normative ambientali.
Il filo comune è che il saper fare tecnico da solo non basta più. Contano le persone e la capacità di stare al passo con digitale e sostenibilità.
Fonte: Unioncamere–Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior 2024.
Perché succede
Le competenze richieste cambiano più in fretta di quanto le persone riescano ad aggiornarle. La tecnologia ridisegna i mestieri, e un ruolo di oggi può richiedere competenze molto diverse da quelle di cinque anni fa.
Allo stesso tempo, molte aziende cercano il profilo perfetto già pronto, invece di costruirlo. Così le posizioni restano aperte a lungo, mentre le persone già in azienda non vengono formate per coprirle.
Cosa può fare un’impresa
Ci sono due strade, che spesso si combinano:
Formare chi c’è già
Aggiornare le competenze delle persone già in azienda, con percorsi di upskilling sullo stesso ruolo o di reskilling verso un ruolo nuovo. Chi conosce già l’azienda, i processi e i clienti ha bisogno di colmare un gap preciso, non di partire da zero.
Assumere e formare
Quando si assume, accettare candidati che hanno buona parte delle competenze richieste e prevedere una formazione mirata sulle altre. Spesso è più rapido che aspettare il candidato perfetto.
La formazione come risposta al mismatch
In entrambi i casi la formazione è lo strumento con cui un’impresa colma il divario tra le competenze che ha e quelle che le servono. Perché funzioni, deve avere tre caratteristiche:
- Deve essere mirata, cioè concentrata sulle competenze che mancano davvero. Si parte da un’analisi dei fabbisogni formativi.
- Deve essere veloce, perché il mercato non aspetta e un gap lasciato aperto per mesi continua a costare.
- Deve essere fatta dalle persone giuste: formatori che conoscono il mestiere reale e sanno portare in aula esempi del contesto dei partecipanti.
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