Quanto chiedere per una giornata d’aula? La tariffa non è un numero a sensazione: si costruisce su cinque fattori e le ore in aula sono solo una parte.
“Quanto faccio pagare una giornata d’aula?” È la domanda che ogni formatore si fa, e a cui spesso si risponde a sensazione. La tariffa del formatore invece si può costruire, voce per voce.
Non esiste una cifra giusta per tutti: dipende da materia, esperienza, cliente e contesto. Esistono però i fattori da considerare per arrivarci. In questo articolo vediamo quali sono, gli errori più comuni e come costruire un listino da adattare a ogni incarico.
Perché la tariffa a sensazione è un problema
Una tariffa decisa al momento, magari al telefono, rischia di essere troppo bassa per coprire il lavoro reale o troppo alta senza una giustificazione chiara. In entrambi i casi è difficile da difendere quando il cliente chiede uno sconto.
Una tariffa costruita, invece, si spiega. Il formatore sa cosa include e perché, e l’impresa capisce cosa sta pagando.
Le ore in aula sono la punta dell’iceberg
L’errore più comune è contare solo le ore in aula. Sotto ci sono la progettazione del corso, la preparazione dei materiali, il viaggio, il follow-up con l’impresa.
Per una giornata d’aula di otto ore, il lavoro complessivo può essere molto più lungo: l’analisi della richiesta, la definizione del programma, l’adattamento degli esempi al settore del cliente, la preparazione delle esercitazioni, il viaggio, la verifica finale.
Se la tariffa copre solo l’aula, tutto il resto diventa lavoro non pagato.
I 5 fattori che costruiscono la tariffa del formatore
1. Esperienza
Anni di attività, corsi tenuti, casi seguiti in contesti simili a quello del cliente. Un formatore con una lunga esperienza su un tema specifico porta in aula esempi e soluzioni che un principiante non ha ancora.
2. Preparazione e materiali
Le ore di progettazione, l’adattamento del programma all’azienda, dispense, esercitazioni, eventuali licenze software o strumenti. Un corso su misura richiede molta più preparazione di un corso standard già collaudato e la tariffa dovrebbe rifletterlo.
3. Trasferte
Viaggio, vitto e alloggio quando il corso si tiene fuori dalla tua zona. Si possono includere nella tariffa o indicare a parte, ma vanno sempre considerati. Conta anche il tempo di viaggio: una giornata d’aula a tre ore di distanza occupa, di fatto, più di una giornata.
4. Valore per il cliente
Un corso che risolve un problema critico per l’impresa vale più di un aggiornamento generico. Un percorso che riduce gli errori in produzione o prepara un team a un nuovo mercato ha un valore diverso da un corso introduttivo.
Il valore dipende dal risultato che il cliente si aspetta, ed è un buon argomento quando si presenta il preventivo.
5. Domanda e specializzazione
Più la specializzazione è richiesta e rara, più la tariffa può salire. Un formatore generico compete sul prezzo, uno specializzato sulla competenza.
Anche la modalità incide. Un corso online elimina le trasferte, ma può richiedere più preparazione per mantenere alto il coinvolgimento.
Giornata, ora o progetto
Ci sono tre modi comuni di proporre la tariffa. La giornata d’aula è il più diffuso e il più semplice da confrontare. La tariffa oraria si usa spesso per moduli brevi o per la formazione online. Il prezzo a progetto è adatto ai percorsi su misura che includono analisi, più giornate e verifica finale.
Non c’è un modo migliore in assoluto: conta che sia chiaro cosa include.
Gli errori più comuni
Abbassare la tariffa per ottenere il primo incarico con un cliente e poi non riuscire più ad alzarla.
Non distinguere tra un corso già pronto e un corso progettato da zero.
Non aggiornare il listino per anni, anche quando esperienza e specializzazione sono cresciute.
Dimenticare le voci accessorie, come materiali e trasferte che emergono solo a corso iniziato.
Tieni un listino e adattalo
Il consiglio pratico è avere un listino di riferimento, con la tariffa base e le voci accessorie e adattarlo al contesto di ogni incarico. Mai improvvisare il prezzo al telefono: meglio prendersi il tempo di capire la richiesta e rispondere per iscritto.
Un preventivo con le voci separate è anche più facile da leggere per l’impresa.
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